Giovanni Pastorino, il fondatore (1922 - 2000)

 

"Il Seme" è nato da una ispirazione accolta. Tutto qui. Una ispirazione seguita da migliaia di altre: purtroppo, non sempre accolte, o non sempre fino in fondo Perché possiate farvi un quadro più completo del contesto in cui "Il Seme" è nato, forse è meglio che mi presenti. Sono nato, nel 1922, a Masone, nell'entroterra ligure, da una famiglia di contadini. Primo di otto figli, ho dovuto aiutare i miei genitori a tirare su quelli che nacquero dopo di me. Ho fatto, quindi, i mestieri più diversi: pastore, contadino, boscaiolo, carbonaio, oltre a molti altri lavori che sarebbe lungo citare. Ho fatto qualunque mestiere trovassi da fare, pur di poter lavorare e dare una mano in casa. Per 30 anni ho lavorato all'Università, in qualità di tecnico, presso la Facoltà di Scienze
Naturali.

Non mi sono, dunque, formato in un collegio, ma in piena aria: a contatto con gente di ogni ceto e livello culturale e sociale e dalle idee più disparate e antitetiche. Sono, perciò, come si usa dire, un autodidatta, o meglio, sono un alunno di tre Maestri impareggiabili: Dio, la Natura, la Necessità. Il lavoro all'Istituto di Botanica, in contatto diretto con la natura, è stato qualcosa che è venuto provvidenzialmente ad integrare tutto quel mondo di sensazioni e di intuizioni che già avevano messo solide radici nel mio intimo in quegli anni, dolorosi ma stupendi, nei quali ero vissuto immerso nel silenzio, colmo di voci, della natura incontaminata, che è stato il mondo della mia infanzia e della mia giovinezza. D'altra parte, il non aver potuto frequentare la scuola in modo regolare, mi ha dato anche un altro grande vantaggio psicologico: il non aver dovuto "subire" la scuola. Così, la mia sete di conoscere è rimasta intatta e ancora oggi posso stare, per giorni e giorni, rinchiuso nel mio studio a leggere, scrivere, riflettere, senza il minimo sforzo. Anzi, con grande gioia. Perché vi ho detto questo? Perché, senza tutto questo, "Il Seme", così com'è, non solo non si può capire, ma probabilmente non sarebbe nato mai, o sarebbe stato un'altra cosa. Durante l'occupazione nazista dal 1943 al 1945, feci il carbonaio, ospitando e aiutando tutti, ma non parteggiando per alcuno. Vivendo isolato, in capanne coperte di frasche e di terra potei dedicarmi, finalmente, a cio che avevo sempre sognato: leggere. Ebbi così l'opportunità di trasformare quei tre duri anni in un'occasione irripetibile. In quello strano modo potei conoscere autori come: Agostino, Bernanos, Dostojewski, Claudel, Peguy, Thibon, Mauriac, Maritain, Pascal, Cecov, e tanti altri. Ma fra tutti i libri letti in quel periodo, ve ne fu uno che ebbe per me un'importanza particolare. Era un libro su Fatima: "Le meraviglie di Fatima", prestatomi da mia zia. Lo scetticismo, in cui ero immerso in quel periodo, fu incrinato e decisi che sarei andato a Fatima, appena avessi potuto. Ci riuscii, con difficoltà, dopo dieci anni, nel 1954, e fu proprio a Fatima che nacque in me il primo germe dell'idea de "Il Seme". Fu una cosa assai semplice. Poiché non sapevo se sarei tornato a Fatima volli mandare una cartolina a tutte le persone che conoscevo. Senza alcun appunto, riuscii a cavar fuori dalla memoria una sessantina di indirizzi: parenti, amici, ex compagni di lavoro o di vita militare. Rimasi stupito dal loro numero. Presi coscienza, per la prima volta, di quante persone si incontrino nella vita. Persone che in qualche modo influenziamo, in bene o in male, lo si voglia o no. Persone delle quali siamo, in un certo senso, responsabili, perché sono il nostro vero prossimo, quello alla nostra portata, che non possiamo eludere. Cominciai a interrogarmi, a chiedermi che cosa avrei potuto fare per loro. Passò un mese. Un giorno sentii il bisogno strano di andare a trovare un mio amico sacerdote, rettore di un piccolo santuario mariano. Avevamo fatto insieme il viaggio a Fatima. Quella sera rievocammo le sensazioni, le emozioni e le gioie provate a Fatima. Poi mi ritirai in una piccola cameretta. E fu lì, in quella minuscola camera, posta nel campanile di quei modesto santuario mariano che, durante la notte, ricominciai a pensare a ciò che mi era entrato nella testa a Fatima. E dentro di me, cominciò ad affiorare questa scomoda domanda: "Che cosa potrei fare per il mio prossimo?". Avevo la mente lucidissima ma non trovavo alcuna risposta. Improvvisamente mi chiesi: "Perché non fare un ciclostilato, copiando le cose più belle che avevo letto negli anni precedenti, e che ora mi riaffioravano alla memoria? Perché non dare anche agli altri una parte di quella gioia nuova che aveva riempito il mio cuore, dopo che avevo ritrovato la fede in Dio? Perché non diffondere questa gioia e le verità e le certezze riscoperte, servendomi delle parole di quei grandi autori che avevo conosciuto?". Ecco, "Il Seme" è nato così, semplicemente. Il primo numero è stato stampato in ciclostile nel 1957 in 280 copie. Poi 600, 2.000 e, su su, fino alle attuali 143.000 copie (1991). Ovviamente, non possiamo mandare tutti i numeri de "Il Seme" a tutti: non sarebbe possibile. Lo mandiamo sempre a chi è in regola con la "quota associativa". E, quando possiamo, a tutti gli altri di cui possediamo gli indirizzi. Ogni numero de "Il Seme" è costituito da brani di molti autori, accostati e coordinati in un susseguirsi, nel limite del possibile, logico e coerente. La varietà è espressamente voluta per arricchire e completare le tesi svolte con apporti vari, validi e convincenti, di autori di ogni Paese e di ogni tempo. Il criterio con cui "Il Seme" è redatto potrebbe essere sintetizzato in questa proposizione: "Ho letto pensando, perché pensiate leggendo" (G. Brema). C'è in chi redige questo fascicolo il desiderio e la speranza che ognuno vi possa trovare almeno un pensiero che gli sia di aiuto per la sua vita d'ogni giorno e per quella eterna, verso la quale, lo si voglia o no, siamo tutti in viaggio. Al di là delle mode teologiche e culturali, affronta i problemi intimi perenni dell'uomo, di ogni tempo e di ogni latitudine: la vita, la morte, il dolore, la felicità, la giustizia, il coraggio, l'umiltà, la bellezza, l'altruismo, la speranza...